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La prima volta in Albania

Partiamo da Sogliano alle 8:30 di un torrido 12 agosto 2003: con Don Marco, Loredana e il vecchio pulmino, che con gli acciacchi delle tante battaglie è giù un inizio di integrazione albanese, allacciamo le cinture…”ci saranno?”e si parte! A Rimini, nella parrocchia di San Giovanni, facciamo un pieno di ragazzi, bagagli e chitarre, eccoci stipati, l’integrazione è perfetta!
Il caldo è il nemico numero uno, sopravviviamo al viaggio e alla ressa per l’imbarco grazie alla musica e ai cori improvvisati che tengono alto il morale. Sul ponte della “Tirrenia” la brezza nella notte è piacevole e i più fortunati possono vedere schegge di stelle solcare il cielo. Sarà di buon auspicio.
Sulla strada da Durazzo a Kucove il primo impatto. Le colline che fanno da cornice alla pianura sono coperte da ulivi a tratti ci sono coltivazioni di mais e ortaggi, un paesaggio che ricorda il nostro meridione ma più verde di quanto mi potessi aspettare. Case nuove, tante in costruzione. Le più vecchie sono circondate da pergole di viti e pagliai, un lampo di memoria mi porta alle case dei contadini italiani di 40/50 anni fa, tranne per onnipresente parabola per la TV. Sulle strade, tra carretti trainati da asini, sfrecciano auto di grossa cilindrata, soprattutto Mercedes, e nei giorni successivi ho capito che solo queste sopravvivono sulle strade albanesi. Bisogna essere svelti ad evitare le buche, ma attraverso, ma anche la gente che attraversa; le rotonde vengono spesso percorse contromano, la precedenza è del più deciso, insomma il codice stradale è personalizzato e dopo un po’ ci si abitua. Nelle campagne e tra le case ovunque dei bunker. Con paesaggi e collegamenti sotterranei, fanno parte di un piano di difesa voluto circa 30 anni fa, quando il regime voleva che ogni albanese, uomo o donna, fosse in grado di difendere in paese.
I giorni della nostra permanenza li abbiamo trascorsi ad Uznove, un sobborgo di Berat, presso il Centro di Aggregazione. Un grande fermento serpeggia tra i ragazzi albanesi soprattutto quando arrivano gruppi di italiani: presso il centro ne abbiamo conosciuti molti, grandi e piccoli. Insieme ad alcuni di loro siamo andati fino a Valona per trascorrere una giornata al mare. Abbiamo visitato Berat, l’antico castello e alcune realtà circostanti. Toccante è stata la visita al villaggio dei Rom, che vivono vicino al fiume, nella zona più povera della città. Mi ha impressionato la miseria e l’abbandono, con tanti bambini, sporchi, alcuni malati paralitici per terra nella polvere. Anziane donne ci sono venute incontro, non sembravano gradire noi e le nostre macchine fotografiche. Una giovane zingara che parlava italiano ci ha detto che hanno bisogno anche loro di scuole e di cure mediche e non di persone che vengono solo a guardare e poi scompaiono.


Marisa Arrigoni                                                                                               <<INDIETRO - AVANTI>>